Saper scrivere è fondamentale. Faccio un mestiere di comunicazione, nel mio lavoro scrivo per gli scopi e i destinatari più disparati. Ma ogni tanto scrivo per il puro piacere di farlo, solo perché ne ho voglia. A volte è una vera e propria urgenza: mi aiuta a razionalizzare quello che ho in testa, dare forma a un’idea, cristallizzare un concetto, fissare un pensiero o un ricordo.
Ad ogni modo, quello che scriverò nel blog è riconducibile alle categorie descritte nel mio “Chi sono”. Pubblicherò in ordine sparso contenuti e riflessioni sul Digital e sul marketing, sul mondo del business e della comunicazione, senza tralasciare le altre mie grandi passioni (musica e batteria, viaggi in Harley Davidson negli USA, il mondo del vino).
Un caleidoscopio di spunti apparentemente diversi e inconciliabili, filtrati dalla lente della mia personale esperienza e tenuti insieme proprio dalla mia scrittura. O almeno, questa è l’idea editoriale di fondo… Qui non scrivo per la serp o per gli algoritmi, né mi aspetto che tu lasci un commento; ma se lo farai, risponderò con molto piacere.
Gli ex membri hanno venduto i diritti sulla musica, ma per la prima volta in oltre 60 anni si ritrovano con due dischi al numero uno nello stesso anno. Quale sarà la prossima mossa della Sony? Da marketer, ma soprattutto da appassionato della band, mi sono divertito a fare delle previsioni.
Foto impossibili ma reali, immagini enigmatiche e metaforiche, intricati giochi concettuali e di prospettiva. Si può comprare un disco ma non aprirne mai la confezione? Oppure comprare sei volte lo stesso album? La risposta è sì, se il progetto grafico lo affidi a due tizi così.
Tutti gli studio album e i side projects, i continui cambi di line-up e i momenti più concettuali, le infinite influenze ed evoluzioni stilistiche: ecco una sorta di guida definitiva per esplorare gli Archive e 8 brani da ascoltare come “porta d’ingresso” alla loro musica.
Perché alcune band diventano fenomeni globali mentre altre, pur con un valore artistico indiscutibile, restano confinate a una nicchia di appassionati? È una domanda che ogni amante della musica si è posto almeno una volta, e il caso degli Archive – a me molto caro – è un esempio perfetto per provare a rispondere.
Due band “giovani” della scena rock, due mondi (sonori) e modi (di stare sul palco) completamente differenti. Da una parte i Black Keys, ovvero blues, rock, garage, con hit travolgenti e pezzi viscerali. Dall’altra i Fontaines DC, più poetici e ricercati, alfieri di un alt-rock attuale con incursioni nell’elettronica.
Road trip in una zona di produzione tra le più famose e ricca di storia. Un week end all’insegna delle degustazioni e delle visite, in vigna e in cantina, a due produttori molto diversi. Sullo sfondo boschi, colline vitate, piccoli borghi e… enormi bistecche alla fiorentina.
La cosa più difficile da capire, per i profani, è che sulla Mother Road c’è ben poco da vedere. Nella migliore delle ipotesi troverete un rudere o una vecchia insegna in rovina. Però quel mix di caldo secco, insegne anni ’50, deserto a perdita d’occhio e senso di abbandono è qualcosa che resta dentro.
C’è sempre qualcosa che rimane fuori. Nei dischi, nei viaggi, nei racconti. Spesso non per mancanza di valore, ma per questioni di spazio o di tempo, o semplicemente perché il progetto ha preso un’altra direzione. Ecco, questi tre parchi sono i miei Spare Parks, tre outtakes dai miei viaggi americani: vissuti, ammirati, ma di cui…
Né Zabriskie né Pompeii. La vera pepita nascosta tra le pieghe della storia floydiana sono i concerti della primavera del 1969, in cui la band mise in scena un misterioso concept show che parlava di routine, alienazione e ricerca spirituale. E che non finì mai nella discografia ufficiale.
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