Playlist USA on the road, racconto di viaggio… (part II)

La prima playlist, riferita alle tappe e ai luoghi del viaggio del 2013, è in questo articolo. L’anno dopo siamo tornati sulle strade d’America, questa volta il branco era di 3 e le Harley più grandi, dovendo fare molti più chilometri. Per la precisione, dovevamo “semplicemente” attraversare il continente e arrivare a New Orleans.

Anche stavolta partenza da LA, la città simbolo della California dove si fabbricavano i sogni che hanno plasmato l’immaginario di intere generazioni. Una terra accecante e decadente, psichedelica e trascendente. Proprio come la song che ho scelto per iniziare il racconto musicale del nostro secondo viaggio in Harley, che dal sole e dalle spiagge del Pacifico ci avrebbe portato sull’altra costa. Attraverso 8 stati, percorrendo 5.900 chilometri di strada, procurandoci divertimento e fatica, introspezioni e contemplazioni, meraviglia ed esperienza… “It’s understood that Hollywood sells Californication”:
🎶🎵🎼🔊 Red Hot Chili Peppers – Californication

A proposito di California e di west coast, Venice Beach è un posto eccentrico e freak come pochi altri. Sulla Ocean Front Walk passeggi, ti guardi intorno e ti senti in un film. Poi respiri l’aria che arriva dall’oceano e senti che è un tutt’uno con il mood del luogo. E capisci che versi come “I woke up this morning and I got myself a beer The future is uncertain and the end is always near” qui sono vita vissuta:
🎶🎵🎼🔊 The Doors – Roadhouse Blues

Ok si parte, ora si fa sul serio. Ritiro delle bike al solito posto, foto di rito, per uscire da Los Angeles percorri la San Bernardino Freeway e poi prendi la deviazione per Barstow, verso nord. Lungo la strada, sosta a Calico e prosecuzione verso il deserto e la Valle della Morte. “It was a beautiful day, the sun beat down I had the radio on, I was drivin'”:
🎶🎵🎼🔊 Tom Petty – Running down a dream

E’ molto probabile che l’iconico video della prossima canzone (che tra l’altro è una delle mie preferite anche da suonare) sia stato girato dai Red Hot Chili Peppers proprio nel Mojave Desert. E mentre lo attraversavo per scendere nella Valle della Morte, con il phon caldo sulla faccia e quelle note che uscivano dallo stereo, immaginai di essere proprio come i protagonisti del video: una specie di beatnik dei giorni nostri, messo a dura prova dalla strada e con qualche brutta cicatrice dentro, ma pur sempre in compagnia dei suoi migliori compari. Nella Death Valley la vera attrazione sono gli spazi vuoti e i paesaggi estremi, sei nel punto più caldo e basso di tutti gli Stati Uniti e le distanze sono sovrumane. Quella volta, a differenza della visita dell’anno precedente, ci fermammo a Badwater per respirare le surreali e vagamente sinistre vibrazioni del posto, poi arrivammo a sera a Stovepipe Wells praticamente sfiniti:
🎶🎵🎼🔊 RHCP – Scar Tissue

Dopo una bella dormita allo Stovepipe, un motel in mezzo al nulla, svegliarsi presto la mattina e percorrere le lunghe strade sul fondo della Valle della Morte ti fa sentire nuovamente rilassato e confidente. Poi esci dalla valle (che è in California), superi Las Vegas (in Nevada) e scopri un posto come Oatman (Arizona), ai piedi delle Black Mountains lungo il primo tracciato della Route 66. Si tratta di una cittadina mineraria praticamente abbandonata, le poche decine di abitanti che ancora ci vivono cercano di mantenere vive le tradizioni e i ricordi dei tempi andati. Lungo la main street il tempo sembra davvero essersi fermato ed è estremamente divertente curiosare tra edifici in rovina e memorabilia di vario genere. E’ tutto a beneficio dei pochi turisti di passaggio, compresi tre o quattro asinelli che girano indisturbati e qualche Harley d’epoca in quello che dovrebbe essere una specie di museo. Ma seduto al saloon dell’Oatman Hotel, con una rinfrescante birra in mano, ti sembra tutto molto verosimile. E dici “Questa terra è la mia terra”:
🎶🎵🎼🔊 Sharon Jones – This land is your land

Il fantastico e poco visitato Meteor Crater volevo assolutamente vederlo, nel mio secondo viaggio. E così di buona mattina ci siamo messi in sella; prima abbiamo percorso un bel tratto di Route 66, reso onore una volta ancora alla Mother Road con una veloce sosta a Seligman, e poi siamo tornati sulla più moderna Interstate 40 (che praticamente ne ha preso il posto, avete presente il film di animazione Cars?…). Pranzo a Flagstaff e finalmente a metà pomeriggio arriviamo. Il Meteor Crater è uno dei migliori siti al mondo dove si possono vedere gli effetti dell’impatto di un meteorite sulla terra, una attrazione turistica naturale unica e incredibilmente sottovalutata. Ma in effetti a Winslow potevo anche evitare di fermarmi una notte: la cittadina, oltre che fuori mano, è anonima, uguale a mille altre negli States, in una parola trascurabile. Solo che volevo assolutamente vedere quell’incrocio a cui i mitici Eagles devono il loro primo grande successo discografico. E come a questo punto avrete capito, in realtà non c’è nulla di particolare da vedere: il corner citato nella canzone è stato creato apposta dopo, quando diventò una hit e diede notorietà sia alla band che a questa isolata e sconosciuta cittadinotta americana. Ma mi frullava in testa da un pò, Winslow Arizona, ed è stata una soddisfazione passarci mentre andavamo verso est, immaginando per qualche istante di starmene lì all’angolo, divertito e indolente come il protagonista della canzone: ecco l’inno west coast alla spensieratezza e alla leggerezza, “Don’t let the sound of your own wheels drives you crazy”:
🎶🎵🎼🔊 The Eagles – Take it easy

Anche il parco Petrified Forest è un pò fuori mano. Ci sono tronchi di alberi pietrificati sparsi un pò ovunque lungo il percorso e le badlands ai confini del parco hanno dei colori davvero bizzarri, al punto di guadagnarsi il nome di Deserto Dipinto. A questa singolare attrazione è anche dedicata una canzone, perfetta quindi mentre percorri la strada “where the Arizona moon Meet the Arizona sun” alla ricerca della vista più suggestiva da contemplare e fotografare:
🎶🎵🎼🔊 10,000 Maniacs – The Painted Desert

Dopo aver visitato la Monument Valley, devo dire che ti rimetti in moto più leggero e in preda a una sottile euforia. Se sei diretto a nord, dopo alcuni chilometri di curve percorri il celebre tratto di strada prima in discesa e poi in salita che avrai visto in tanti film o riviste di viaggio. In realtà anche oltre, e fino a Mexican Hut, tutta la 163 è molto scenografica, con le rocce maestose dalle forme sempre più inverosimili a incorniciare il cielo. Spazi immensi dove commettere i propri errori e crescere, come dice la prossima canzone. E tu li stai percorrendo:
🎶🎵🎼🔊 Dixie Chiks – Wide open spaces

Arches e Canyonlands sono due parchi nel nord dello Utah, meno noti rispetto al Gran Canyon o al Bryce ma anche qui avrai modo di vedere bizzarre formazioni rocciose modellate dal tempo e dalla natura, nonché altipiani sconfinati segnati da canyon e profondi crepacci. I punti panoramici sono clamorosi. “Listen, I’ve traveled every road in this here land! I’ve been everywhere, man Crossed the desert’s bare, man I’ve breathed the mountain air, man Of travel I’ve had my share, man.” Signore e signori, anzi ladies and gentlemen, ecco a voi “The Man in Black”:
🎶🎵🎼🔊 Johnny Cash – I’ve been everywhere

Ormai abbiamo lasciato il West, siamo in Colorado. Dopo aver visitato a Mesa Verde gli insediamenti ancestrali degli indiani anasazi, quasi per sbaglio (seguimmo il consiglio di un dealer Harley, non era nell’itinerario originariamente previsto) percorremmo la Million Dollar Highway da Silverton a Durango. Si tratta di una delle più famose strade d’America, il perché è semplice. Curve scenografiche, viste che vanno dalle verdi praterie alle cime innevate, passando per tornanti avvolgenti, passi montani oltre i 3 mila metri e laghetti di alta quota. Il ricordo più nitido di quella giornata è un cervo che mi attraversa la strada all’improvviso e, vedendomi arrivare, si spaventa e prende pericolosamente a correre fianco a fianco con la mia Harley, a meno di un metro da me. Me la sono vista davvero brutta: sarebbe stato un modo cinematografico (diciamo così…) di morire e, sebbene fosse appropriato alle circostanze, sono contento che sia andata diversamente. Dopo una quarantina di metri, e un tempo che a me è sembrato infinito, per fortuna quello punta le zampe anteriori e scarta di lato dietro la moto, sparendo nella vegetazione all’altro lato della strada… “Life’s like a road that you travel on When there’s one day here And the next day gone”. Si dice che realizzare questa strada sia costato un milione di dollari, ma è solo una delle ipotesi sull’origine di un nome così altisonante. La vita è una highway, e di certo questa è una delle più suggestive che ti possa capitare di percorrere negli States:
🎶🎵🎼🔊 Rascal Flats – Life is a highway

Sosta in New Mexico, a Santa Fe, con le sue architetture in adobe e i peperoncini (il simbolo dello stato) appesi agli stipiti delle abitazioni. Da qui il giorno seguente avremmo dovuto visitare anche il Pueblo di Taos, ma decidemmo invece di goderci una giornata di totale e meritato riposo in piscina. “With saddles on our horses, marching over we did go Until we reached the logging out in New Mexico”. Per un giorno, le nostre Harley sarebbero rimaste ferme al parcheggio davanti al motel:
🎶🎵🎼🔊 Johnny Cash – New Mexico

Quando dal New Mexico torni sulla Interstate 40 e punti verso est, ormai sei in Texas. Più precisamente, sei nella parte settentrionale dell’immenso Lone Star State. Ad Amarillo vedi un campo ai lati della strada con una dozzina di Cadillac piantate nel terreno. Cosa significa questa singolare attrazione? Non molto in effetti. E’ strana e basta, per questo è celebre. Oltre a una foto ricordo, al Cadillac Ranch puoi anche imbrattare le carrozzerie delle macchine e contribuire così a questa singolare opera d’arte pop. Al Big Texan invece servono le bistecche più grandi dello stato: 2 chili. Se la mangi in un’ora la offre la casa, altrimenti paghi 72 dollari. Una challenge divertente e irresistibile, e vincerla è molto meno facile di quello che si può pensare:
🎶🎵🎼🔊 George Strait – Amarillo by morning

Da Abilene a Austin, la città della musica suonata in ogni locale e ad ogni angolo della Sesta Strada (figata vera), il territorio rurale è piuttosto monotono. Ai lati delle highway si susseguono una dopo l’altra enormi fattorie erbose, placide mandrie al pascolo e centinaia di trivelle con i loro bracci meccanici che instancabilmente vanno su e giù alla ricerca di greggio. Sembrava che bestiame e petrolio, in quella parte di Texas, fossero praticamente in ogni prateria, tenuta o ranch. Lungo il percorso, sfiorammo la mitica La Grange… “Rumour spreadin’ ‘round In that Texas town About that shack outside La Grange And you know what I’m talkin’ about”. L’irresistibile riff di chitarra dei barbuti ZZ Top, sparato a tutto volume dallo stereo della mia Harley, rese meno monotone tutte quelle miglia:
🎶🎵🎼🔊 ZZ Top – La Grange

Quando il Texas si allaga sono dolori, dice una vecchia canzone. Noi abbiamo rischiato di trovare uno storm sul nostro percorso. Non so come sarebbe andata a finire, sarebbe stato un contrattempo che poteva bloccarci lì anche diversi giorni, mentre le tappe del nostro viaggio erano tutte programmate e tre giorni dopo avremmo dovuto raggiungere la meta finale. Fortunatamente la tempesta ha avuto paura delle nostre Harley, e ha cambiato strada… “Baby, the sun shines on me every day”. A parte guadare qualche allagamento e qualche preoccupazione, tutto è filato liscio:
🎶🎵🎼🔊 Steve Ray Vaughan – Texas Flood

L’incrocio dove il celebre bluesman Mr Johnson vendette l’anima al diavolo in cambio del successo non è da queste parti, ma la Lousiana è molto “sud degli Stati Uniti”. Ricordo l’arrivo al motel di Lake Charles, con una gang di ragazzi di colore nel parcheggio che ci guardava. Non capivo se la loro era ostilità o curiosità, ma confesso qualche brivido. Ogni volta che ripenso a questo episodio, mi torna in mente abbastanza arbitrariamente (nel senso che, a differenza delle precedenti, non ha una stretta correlazione con i luoghi visitati o la strada percorsa) questa canzone:
🎶🎵🎼🔊 Robert Johnson – Crossroads

La prossima ed ultima song parla di un bordello di New Orleans. New Orleans era la nostra meta finale, il compimento dell’impresa coast-to-coast, mentre il bordello c’entra davvero poco con il nostro viaggio, a dire il vero. Al French Quarter ci siamo limitati a fare due passi, ascoltare musica jazz in un localino e bere un paio di birre all’Absinthe, su Bourbon Street. Ma la cifra psichedelica di questa versione degli Animals (nota filologica: per chi non lo sapesse trattasi di una band inglese, non americana) mi ha accompagnato in modo ossessivo in quelle ultime miglia verso il Mississipi River. Durante le quali ho capito una volta per tutte che il bello di un viaggio non è arrivare da qualche parte, ma andarci. La canzone è un vero trip. E quella era anche la fine del nostro trip: un autentico, meraviglioso e definitivo road trip:
🎶🎵🎼🔊 The Animals – House of the Rising Sun

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